Il Giardino Invisibile
Il giardino invisibile non è un luogo ma un richiamo,
una soglia verso ciò che sei già.
Ci sono giardini che non si vedono e che ci guidano,
non sono spazi sulla mappa ma spazi nel cuore.
Da qui parte tutto
Benvenuto, sono Marco Guarneri e sono autore, coach e mentor trasformativo. Il mio lavoro non è vendere soluzioni, ma aprire sentieri che ho percorso prima io stesso, nelle notti in cui nulla sembrava avere un senso. Nasce tutto dalla mia storia, dalle mie cadute, dalle ferite che ho imparato a guardare in faccia senza più vergognarmi.
Il Giardino Invisibile è il luogo simbolico che racchiude questo viaggio, la soglia che attraversiamo quando decidiamo di smettere di sopravvivere e iniziamo a vivere davvero.
In questo spazio troverai un metodo, una visione, un invito radicale alla verità.
Io non mi limito a fare coaching ma camminerò insieme a chi ha il coraggio di fiorire, perchè la vera trasformazione non è cambiare ciò che sei ma ricordare ciò che sei sempre stato.
Le tre domande che cambiano tutto
Ogni trasformazione autentica nasce da una crisi, quando ciò che hai costruito non ti contiene più, quando tutto fuori sembra avere un senso ma dentro qualcosa grida. In quel punto si aprono le tre domande che guidano ogni ritorno autentico, ovvero:
• Chi sei, prima dei ruoli, prima della fatica, prima della performance?
• Cosa vuoi davvero, al di là delle aspettative, dei doveri, delle pressioni?
• Cosa sei disposto a fare per realizzarlo, senza compromessi, senza scuse?
Queste tre domande sono molto concrete e pratiche, radicate nella carne e nella coscienza, ovvero il nucleo del mio metodo, il centro del mio lavoro. Posso affermare che è la spina dorsale del mio libro Il Giardino Invisibile.
Il momento della soglia: la morte come maestra
Ci sono luoghi in cui il tempo si dilata e il silenzio pesa come verità, ho trascorso anni in un contesto in cui si accompagna chi si prepara a varcare l’ultima soglia, lì ho avuto il privilegio e il peso di osservare la vita da un punto di vista che pochi incontrano davvero.
Lavoravo in una struttura dove le persone, alla fine del loro cammino terreno, venivano accompagnate verso ciò che viene dopo, una sorta di luogo di confine, dove la morte è una presenza concreta, quotidiana.
Lì ho imparato più che in qualsiasi aula universitaria, ho visto occhi lucidi di rimpianti, sorrisi disarmati, mani che cercavano un contatto prima di lasciare andare.
È stato un passaggio cruciale e la domanda che si faceva largo in me, giorno dopo giorno, era semplice e radicale: “Vale davvero la pena sprecare la propria vita per paura?”
È in quel contesto, immerso tra gesti di cura e fragilità estrema, che ho iniziato a sentire con forza l’urgenza di cambiare, per troppo tempo avevo cercato conferme accumulando titoli, ruoli e maschere.
Ero diventato competente, ma mi ero allontanato da me e da ciò che mi chiamava davvero, così ho scelto di non ignorare più quel richiamo e ho lasciato tutto e sono tornato a camminare.
Il ritorno al Giardino
Avevo lasciato tutto, ma non avevo ancora trovato me stesso, così ho iniziato a camminare e per mesi il mio rifugio è stato un parco, un luogo in cui ogni giorno percorrevo i viali come se stessi inseguendo qualcosa che avevo perduto, e intanto dentro di me il rumore del mondo si affievoliva fino a spegnersi, lasciando spazio a un silenzio nuovo, più autentico, che mi riportava a contatto con ciò che ero davvero.
Ero soltanto un uomo con un quaderno in tasca e mille domande in testa, e quando mi sedevo all’ombra degli alberi a guardare le foglie cadere mi sembrava che i pensieri prendessero forma da soli, fino a quando un giorno ho iniziato a parlare con me stesso e a registrarmi, lasciando che le parole uscissero senza controllo, non dalla mente ma da un luogo più profondo, viscerale, come se appartenessero a una memoria che non avevo ancora incontrato.
In quel modo ho scritto migliaia di pagine e ogni frase era un passo verso casa, un ritorno a un giardino dimenticato che però era sempre stato dentro di me; le delusioni che avevo vissuto erano state il varco, amicizie tradite, rapporti falsi, amori che si erano trasformati in ferite, ma proprio quel dolore, che all’inizio avevo maledetto, si è rivelato necessario, perché solo attraverso quella ferita potevo comprendere il valore della mia autenticità e scoprire che la festa a cui avevo preso parte era finta, che non volevo più ballare in mezzo a chi recitava, ma desideravo soltanto tornare nudo, spoglio, vero.
Ed è stato in quel cammino, tra il silenzio e la solitudine, che il mio metodo è emerso da sé: il F.L.O.W. Model non l’ho né inventato né progettato, è arrivato come qualcosa che da sempre abitava in me e che aspettava soltanto di essere ascoltato.
La visione che oggi condivido
Non sono qui per insegnare, anzi, ma per condividere la mia storia perché non indosso più abiti che non mi appartengono e ho smesso di rincorrere approvazioni, titoli o certificazioni.
Per anni ho collezionato corsi e diplomi come fossero prove di valore, ma più accumulavo e più sentivo di smarrire qualcosa, finché ho compreso che il vero sapere non è somma ma sottrazione: non consiste nell’aggiungere, ma nello spogliarsi di ciò che serve solo a dimostrare, per lasciare emergere ciò che è Autentico.
Per questo oggi non mi definisco soltanto coach: sono mentor quando condivido la mia esperienza, autore quando affido alle parole la verità che apre varchi, ma soprattutto sono un uomo che ha avuto il coraggio di fermarsi, ascoltarsi e trasformare il proprio percorso in dono.
Il Giardino Invisibile è quel luogo che abita anche quando lo dimentichiamo, uno spazio di coscienza che non appartiene al mondo esterno ma allo sguardo con cui scegliamo di guardarlo, e se sei qui forse è il momento di tornare e di guardarti dentro, la vera realtà abita lì.
Adesso tocca a te
Io il mio cammino l’ho fatto, attraversando dubbi, ferite e illusioni, camminando nei miei inverni, nei silenzi e negli abissi, finché da lì ho cominciato a risalire e ho scelto di essere. Oggi tutto questo lo metto al servizio di chi sente che è arrivato il tempo di tornare a sé, di coltivare ciò che si è, di fiorire.
Se sei arrivato fin qui, forse anche per te è arrivato il momento di riprenderti in mano la tua vita, di raggiungere i tuoi obiettivi, di fare pace con la tua storia, di ascoltare quella voce che troppo a lungo hai messo a tacere e di lasciare indietro il tuo passato.
Nota bene, nessuno può farlo al posto tuo, ma se lo desideri io posso camminare accanto a te, per attraversare lo smarrimento, trasformarlo in radice e lasciar crescere finalmente la tua quercia.
Perché il Giardino Invisibile è la parte più vera di te e chiede soltanto di essere vissuta.


