«Il pastore buono»
Voleva che nessuna pecora incontrasse il lupo. Costruì un recinto tanto sicuro che il gregge dimenticò la montagna.
Il pastore amava il suo gregge e conosceva il nome di ogni pecora. Sapeva quale zoppicava nei giorni di pioggia, quale cercava l’ombra prima delle altre, quale si allontanava seguendo l’odore del timo.
Una notte il lupo scese dalla montagna. Il pastore lo vide tra gli alberi, due occhi fermi oltre il fuoco. Non perse nessuna pecora, ma da allora cominciò a costruire un recinto.
Lo fece alto e solido. Scelse il legno migliore, interrò i pali, chiuse ogni apertura. Il gregge dormì tranquillo e il pastore sentì di avere compiuto il proprio dovere.
Passarono le stagioni. Per evitare che una pecora si ferisse sui sassi, spianò il terreno. Perché nessuna mangiasse un’erba amara, seminò soltanto quella che conosceva. Quando il sole era troppo forte tese un telo; quando il vento si alzava chiuse anche il lato rivolto alla montagna.
Le pecore crebbero sane. Il loro vello era pulito, il passo regolare. Non conoscevano il morso del gelo né la fame dei sentieri lontani. Il pastore le guardava e ringraziava il recinto.
Una giovane pecora, nata molto tempo dopo la notte del lupo, trovò un giorno una fessura tra due assi. Dall’altra parte vide un pendio inclinato, mosso dal vento.
«Che cosa c’è oltre?» domandò.
«La montagna», rispose il pastore.
«E perché non ci andiamo?»
Il pastore le parlò del lupo, dei dirupi, delle erbe velenose. Le mostrò una cicatrice sul braccio, memoria di un inverno che lei non aveva vissuto.
«Questo recinto esiste perché vi voglio bene.»
La pecora appoggiò il muso alla sua mano. Non dubitava di quell’amore. Proprio per questo la domanda divenne più difficile.
«Il lupo è ancora là?»
Il pastore guardò verso le assi. Erano così alte che neppure lui vedeva più gli alberi.
«Forse», disse. Poi aggiunse: «Il recinto, invece, è qui.»
Quella notte non dormì. Ricordò il primo palo e la paura con cui lo aveva conficcato nella terra. Aveva costruito un riparo per attraversare un pericolo. Senza accorgersene, aveva trasformato il riparo nella forma definitiva del mondo.
All’alba prese i suoi attrezzi e raggiunse la fessura. La giovane pecora lo seguì. Il pastore rimosse un’asse, poi un’altra. Davanti a loro apparve un sentiero stretto.
«Non posso prometterti che non incontrerai il lupo», disse.
«Puoi venire con me per un tratto.»
Il pastore sorrise. Aprì il varco abbastanza da lasciarla passare e uscì al suo fianco. Le altre pecore si avvicinarono, incerte. Nessuna fu spinta fuori e nessuna venne trattenuta.
Il recinto rimase in piedi. Avrebbe ancora protetto il gregge durante le notti peggiori. Ma da quel giorno ebbe una porta.