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B. Marco Guarneri
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«Il vaso»

Il vaso poteva indicare alle radici dove fermarsi. Non poteva insegnare al legno a dimenticare il bosco.

B. Marco Guarneri
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Il vaso gli era stato assegnato prima che imparasse il nome del bosco.

Lo potavano con attenzione. Ogni ramo che cercava una direzione imprevista veniva ricondotto alla forma. Chi lo osservava parlava di equilibrio, disciplina, bellezza. Nessuno domandava all’albero quale altezza ricordasse.

Con il tempo, le radici impararono a girare lungo le pareti. Trovarono nutrimento nello spazio concesso e fecero del limite una casa. Il tronco divenne forte, le foglie precise, la chioma degna di ammirazione.

Eppure, quando il vento entrava dalla finestra, qualcosa nel legno tremava. Era la memoria di una grandezza mai vissuta e tuttavia presente. Un richiamo senza immagini, più antico del vaso e delle mani che lo avevano modellato.

L’albero non odiava chi si era preso cura di lui. Aveva soltanto compreso che la cura può custodire una vita oppure deciderne la misura.

Il vaso poteva indicare alle radici dove fermarsi. Non poteva insegnare al legno a dimenticare il bosco.

Nessun vaso può cancellare la memoria della quercia.